Galleria

en plein air

À la coque

Gian Paolo Dulbecco

Olio su tavola

20 x 20 cm

2003

Gian Paolo Dulbecco è nato nel 1941 a La Spezia. Ha sviluppato molto presto il suo interesse per il disegno e ha iniziato a lavorare come autodidatta. A Milano, dove la sua famiglia si è trasferita nel 1958, è stato allievo di Tommaso Gnone da cui ha appreso le tecniche d’incisione a puntasecca. Completati nel 1966 gli studi al Politecnico, ha viaggiato molto per lavoro, soprattutto in Europa, e ha avuto modo di visitare vari musei e di avvicinare l’arte contemporanea nei suoi vari aspetti. In particolare, a Bruxelles ha conosciuto direttamente sia la pittura di Delvaux e di Magritte, sia la grande pittura fiamminga. Nel 1969, è vissuto a Roma, dove ha modo di conoscere la pittura di Balthus esposta a Villa Medici. Ha fatto ritorno a Milano nel 1970 e nel 1975 si è stabilito a Monza. Ha iniziato a sviluppare il tema delle Navi di pietra, come ricordo dell’Isola Tiberina, al quale seguono quelli degli Oracoli, dei Notturni e delle metafisiche Città ideali. Ha affrontato anche il tema dell’arte sacra soprattutto con i Presepi ispirati alle Tebaidi quattrocentesche. Numerose sono le mostre, sia personali che collettive, a cui ha preso parte in varie città italiane. Nel 1984, ha ricevuto a Milano un premio acquisto di Cartier con l’opera Storie del bosco e nel 1992 è stato premiato con targa d’argento al Premio Arte indetto dall’omonima rivista. Nei primi anni ’90, si è interessato al tema dei Tarocchi, soggetto con cui ha partecipato alla mostra Art & Tabac itinerante in Europa (1993-1995) sotto la direzione artistica del critico francese Pierre Restany. Nella sua pittura, inizia a comparire la maschera del Pulcinella, scelta come archetipo di un’umanità indefinita e indefinibile proprio per la sua sobrietà di colore e di forma. Ha esposto anche a Londra, Freiburg, Oporto, e negli Istituti Italiani di Cultura di Lione, Lisbona e Bruxelles e infine a Tokyo. In Giappone esporrà nuovamente, nel 1998 a Yokohama e ancora a Tokyo negli anni 1999 e 2001. Sul finire degli anni ’90, ha iniziato a confrontarsi con il mito di Atlantide.

Nel 2002, la Soprintendenza ai Beni Culturali di Salerno ha patrocinato una sua mostra antologica a Ravello, dove ha esposto nuovamente con Emanuele Luzzati nel 2005. Sono questi gli anni in cui nella sua pittura è iniziato a comparire la figura di Pulcinella, inteso come archetipo umano universale. Negli stessi anni, ha affrontato i temi dei Personaggi che lottano contro la propria ombra, quello dei Labirinti e delle Gabbie misteriose. Nel 2010, ha esposto alla Galerie Zabbeni di Ginevra ed è stato per la prima volta a Mantova presso la Galleria di Arianna Sartori con la personale Il vizio di dipingere. Nel 2012, ha ricevuto l’invito dal Panorama Museum di Bad Frankenhausen a presentare alcuni lavori alla collettiva Dopo de Chirico dedicata alla pittura metafisica italiana contemporanea. Nel 2015, è ritornato a Mantova presso la Galleria Arianna Sartori con la personale Il posto delle favole. Alcuni suoi dipinti sono entrati stabilmente in collezioni pubbliche italiane ed estere. È seguito un periodo di lavoro appartato, nel quale sono sempre più rare le sue esposizioni personali secondo un’aspirazione all’invisibilità e al silenzio dell’opera in contrapposizione alla corrente spettacolarizzazione dell’arte. “La mia pittura”, ha chiarito Gian Paolo Dulbecco, “si connota di un sentire metafisico, attraverso il quale sento di poter dialogare con le componenti più profonde della personalità, portando sulla scena quelle antiche significazioni che attraversano la mente sin dagli anni dell’infanzia. Sulla primarietà emozionale si è poi stratificata la componente culturale, e in particolar modo, quella della visionarietà artistica” (https://www.sinergieolistiche.com/macroaree/arte-scritti-poesie/dulbecco.html). E secondo quanto ha scritto Domenico Montalto nel novembre 2004, la “pittura elegante di Dulbecco, il suo notturno Neo-realismo magico calibrato su perfetti accordi di azzurri, di violetti, di prugna, di verdi, di luci teatrali ed opalescenti, documenta le incoercibili e sempre attuali risorse poetiche della pittura, la mirabile alchimia di sensi e di Senso che abita l’immagine” (https://www.exibart.com/evento-arte/gian-paolo-dulbecco-il-posto-delle-favole/).