Galleria

en plein air

Afrodite

Renato Brazzani

Acquerello su tela

20 x 20 cm

2002

Renato Brazzani (Torino, 1940-2020) si è laureato alla facoltà di Architettura del Politecnico di Torino ed ha svolto attività professionale di edilizia privata e di architettura degli interni sino al 1976, quando l’ha abbandonata per dedicarsi prevalentemente alla pittura. Fino al 1991, ha insegnato presso il Liceo Artistico Statale “Renato Cottini” di Torino, quale titolare della cattedra di Disegno Geometrico, Architettura e Prospettiva e nel 1990 ha iniziato una lunga collaborazione con l’Istituto Europeo di Design di Torino, dove ha anche svolto funzioni di coordinatore didattico generale, tenendo corsi di Tecnologia della Percezione. Nel 1987, ha fondato l’Associazione Culturale no profit “Il salto del Salmone”, attiva a Torino in campo artistico fino al 2000. Come artista, ha esordito nel 1972 e dal 1975 ha legato la sua ricerca ad un approfondimento del problema degli effetti percettivo-spaziali dell’immagine dipinta, conducendo specifiche verifiche sulla logica strutturale dell’anamorfosi. Dopo le anamorfosi, ha lavorato sul colore e la materia e sulle suggestioni delle diverse culture umane, che in parte ha avuto modo di avvicinare nei suoi numerosi viaggi. Ha ricevuto riconoscimenti per il suo lavoro artistico ed ha partecipato a numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero. Intervistato da Matteo Viberti per la “Gazzetta d’Alba”, a riguardo dell’ultima mostra personale Prospettive variabili, che gli è stata dedicata dalla Fondazione Bottari Lattes di Monforte d’Alba (Cn) tra fine settembre e inizio dicembre 2017 e che ha raccontato le diverse stagioni attraversate da Renato Brazzani dagli anni Settanta al 2010, ecco quanto egli ha detto: “[…] in ogni dipinto ho inserito un pezzo della mia vita.

A partire dalle vicissitudini familiari o da quelle affettive. In un quadro può abitare la delusione per un ideale spezzato oppure un rapporto interrotto, la fiamma di un nuovo progetto. Sono legato nel profondo alle mie opere. […] Il filo conduttore delle opere è una prospettiva insolita sul reale, una volontà di sperimentare angolazioni e geometrie differenti. La passione per la geometria solida nasce molti anni fa. Iniziai a studiare le forme da punti di osservazione divergenti e non ortodossi, fino a riprodurle in modalità alternative e dipendenti dal punto di analisi. Uno sgabello, ad esempio, può diventare la sua ombra, e l’ombra può diventare lo sgabello a seconda della prospettiva. Uno dei miei primi lavori è stato L’autoritratto americano: se bisogna ‘prendere in giro’ il reale sperimentando geometrie differenti, meglio farlo con sé stessi. In questo modo, non si rischia di creare malcontento. […] Sono mosso principalmente dal desiderio di dipingere. Il processo creativo comincia già quando entro nel negozio per acquistare la tela: sebbene non abbia la più pallida idea di cosa voglio fare dal punto di vista contenutistico, in qualche modo la composizione prende forma. Per quanto riguarda il mondo esterno, mi ritengo non adatto a comprendere né ad assecondare il progressivo e predominante subentrare della tecnologia. Preferisco la maglietta, il pennello e il sudore del dipingere” (https://www.gazzettadalba.it/2017/11/in-fondazione-bottari-lattes-lesposizione-prospettive-variabili/).