Carmela Corsitto è nata nel 1958 a Canicattì (Ag). Vive tra Canicattì e Bologna. Si è diplomata in pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Agrigento. Dal 1983, l’attività espositiva si è configurata attraverso un intenso percorso di mostre personali, collettive, rassegne in ambito nazionale e internazionale. Suoi lavori fanno parte di collezioni private e pubbliche, tra cui il Museo San Fedele di Milano, il Museo Magi ‘900 di Pieve di Cento (Bo), il Mube – Museu Brasileiro da Escultura di Sào Paulo (Brasile) e la Biblioteca Cantonale di Lugano (Svizzera). Dopo un primo periodo contraddistinto dal figurativo pittorico e dal disegno, la sua ricerca artistica evolve in direzione del cambiamento, che determinerà un modo nuovo di fare arte. Nei primi anni ’90, ha realizzato installazioni come contenitori di segni-simbolo: scatole in cui troviamo cucchiai contorti e mummificati; ragnatele. È un’indagine visiva e tridimensionale che vuole rendere discernibili le intersezioni tra spazio e tempo, tra vita, morte e rinascita. Negli stessi anni, ha iniziato a utilizzare altri media come fotografia e arte digitale. Gli anni della maturità sono rivolti a un’indagine interiore, che la conduce a elaborare da un lato il tema della percezione del sé, dall’altro quello della dicotomia fra essenza e materia, in una dimensione di tipo trascendentale. Realizza sculture in plexiglas in forma di libro oggetto, installazioni e opere a parete in monocromia bianca. Concretizza la sua poetica nell’essenzialità della trasparenza, alla ricerca della luce, dell’assoluto e di nuove forme di spiritualità.
“Carmela Corsitto, nelle sue opere”, ha scritto Dario Orphée nel suo testo critico per la mostra personale Harmonia/Erlebnis, ospitata nell’ottobre 2013 presso il Museo Archeologico e della Civiltà Contadina di Delia (Cl), “spoglia il senso delle cose da tutto ciò che è inutile e si concentra sull’essenza geometrica della sensazione, postulando, attraverso rigorosi percorsi, delle dinamiche contorte quanto la nostra esistenza. L’atmosfera che noi fruitori sentiamo di fronte un suo ‘libro’, o di fronte i suoi plexiglas, è un continuo interrogarsi e, di conseguenza, un continuo mettersi sotto pressione. Anche noi, dunque, in parallelo con le opere della Corsitto, spogliati da tutto ciò che è inutile, cioè entrati nelle forme delle esperienze dell’artista, indipendenti dai contenuti della nostra coscienza, ritroviamo le condizioni di una plasmazione dell’inquietudine, come se attraversassimo in sogno un labirinto bianco in cui punti interrogativi fendono l’aria, e fa eco il nostro respiro. Arrivati in questo preciso punto, ed ecco la straordinarietà, siamo in grado di indagare l’inquietudine senza esserne, però, contaminati. Insomma, la Corsitto dà forma all’asettico, mentre l’occhio se ne sta in silenzio” (http://www.carmelacorsitto.it/index.php?page=critiche&critico=34).