Carlo Fontana è nato nel 1951 a Napoli. Vive e lavora a Casier (Tv). Si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Napoli, nel corso di pittura con il maestro Domenico Spinosa. Dopo aver esordito con happening dalla fissità teatralizzata e con attività estetica svolta nel territorio, in concomitanza con le teorie formulate negli anni Settanta da Enrico Crispolti, nel decennio successivo ha iniziato un percorso pittorico che vede il colore e la ricerca della luce al centro della sua opera. È autore di dipinti con al centro forme e oggetti quotidiani, forme e archetipi del mondo mediterraneo, illuminati da una luce abbagliante, scomposta nei colori dell’iride attraverso una struttura sfaccettata, in una pittura pastosa, luminosa e densa, ottenuta facendo uso di pigmenti sciolti nell’olio di lino cotto. La casa, l’albero, la caffettiera napoletana sono soggetti ricorrenti, collocati in un ambiente inondato di sole e bagnato di mare azzurro, come quello di Napoli, sua terra d’origine. Gli interni domestici sono affiancati dagli esterni, scorci di qualche ponte, di qualche isola veneziana non ben definita, ora il mulino a vento e seppure non vi sia alcuna presenza umana l’uomo, l’ingegno dell’uomo, è presente nell’architettura e negli oggetti che ha costruito. Solo negli ultimi anni è comparsa la figura umana nei suoi lavori per sottolineare il rapporto con l’ambiente e per giungere nel ciclo Vogando a sviluppare un rapporto tra mente e corpo e spazio circostante.
In un’intervista del 14 novembre 2019 comparsa online a firma di Roberto Vidali, direttore editoriale di “Juliet art magazine”, alla domanda “1975-2019: possiamo trovare un punto di congiunzione tra il tuo lavoro di allora e quello di oggi?”, Carlo Fontana ha così risposto: “C’è un filo rosso, sebbene qualcuno possa credere che il mio dedicarmi, oggi, alla pittura, sia un tradimento. Il filo rosso è il colore che io ho sempre usato e a cui mi sono dedicato, come a un canto epifanico, come a un dono di cui l’uomo non può fare a meno. La cecità è una condizione legata alla perdita; l’assenza del colore dalla vita quotidiana sarebbe una privazione. Il colore ci circonda, nella natura, nel cambio delle stagioni e anche nel perimetro di una tela” (https://www.juliet-artmagazine.com/carlo-fontana-un-ambulante-colorato/).