Nata a Palermo, l’artista e giornalista Martina Di Trapani vive e lavora a Torino. Ha una variegata attività artistica, oltre a collaborare con la rivista “Cronaca Vera”, per la quale cura la rubrica “Martina Love”, in cui le lettere e le illustrazioni formano l’imprinting per la sua ricerca. Sempre su “Cronaca Vera”, con lo pseudonimo Amos Klein, illustra storie scottanti e riservate sulla sessualità. Inoltre, collabora con la rivista “Juliet Art Magazine” con una pagina dedicata all’arte contemporanea dal titolo “Sicilia Mon Amour”. Scrive e illustra la rubrica “CineClub” su “Tribeart”. Cura il blog “workinlove.tumblr.com” sul tema dell’Amore, che è molto spesso la base del suo lavoro artistico, grazie al quale realizza varie mostre personali e collettive in Italia. È in uscita il suo libro Work in Love. Tra le sue mostre personali, si ricordano quelle allestite alla Galleria Dieffe di Torino, tra novembre 2011 e gennaio 2012; presso l’Associazione Juliet di Trieste e alla Galleria Metroquadro di Rivoli (To) nel 2012; alla BIM – Banca Intermobiliare di Torino nel 2015. È presente con sue opere alla Galleria Febo & Dafne di Torino. Come ha scritto Fabiola D’Anna nel 2011, Martina Di Trapani è pittrice di immagini figurative in cui “i veri protagonisti” si può dire che siano “i sentimenti. Sentimenti che le appartengono da sempre e che lei lascia trasparire in modo inconsapevole.
Come un’attrice davanti alla macchina da presa, lei con i suoi colori recita un monologo autobiografico, raccontando la sua storia”. Anzi, più precisamente, “dietro ad ogni quadro c’è una storia (del resto la stessa autrice ha affermato questo) ma, ad uno sguardo più attento ci si rende conto che ogni quadro è un piccolo episodio che compone un’unica storia. Ogni tela rappresenta un momento preciso del suo passato e un sentimento legato a quella vicenda”. I toni sgargianti della sua tavolozza “ci conducono in una dimensione surreale, fatata, quasi magica. Una dimensione dove la musica si fa immagine, l’immagine si fa emozione, l’emozione diventa colore”. E così, con la fantasia, si “ritorna all’età dell’infanzia, cioè al periodo in cui si può parlare con semplicità di cose difficili: l’amore e il dolore come due facce della stessa medaglia per snodare una storia che vuole vivere e prendere forma in modo effervescente”. Tutte le singole narrazioni per immagini “sono racchiuse in un piccolo formato che rende ancora più sorprendente la scoperta” del “racconto che corre veloce”. E nelle molteplici forme del discorso amoroso raffigurato da Martina in forma di gioco infantile liberatorio, si aprono scorci “sull’avvenire: un tempo sicuramente felice e spensierato, ma non ancora disegnato. Un tempo che ancora deve venire, che deve prendere vita e forma ma che già si arricchisce dell’intuizione presente di una persona che vuole esserne protagonista assoluta”.