Nino Aimone è nato a Torino nel 1932 ed è morto a Chieri (To) nel 2020. Si è avvicinato alla pittura sul finire degli anni Quaranta e ha alternato lo studio autonomo su copie dal vero e quello condotto nei corsi dell’Accademia Libera di Belle Arti di Torino con il lavoro quotidiano prima come operaio e poi come disegnatore grafico pubblicitario nelle industrie torinesi. Dal 1951 al 1954, ha fatto parte del cenacolo di Felice Casorati, frequentando a Cervo (Im) la comunità dei pittori torinesi, formata da Felice e Francesco Casorati, Daphne Maugham, Piero Martina, Francesco Menzio, Nicola Galante, Sergio Saroni, Romano Campagnoli con il padre Adalberto e il giovane Mauro Chessa. Nel 1953, ha fondato insieme a Francesco Tabusso, Alberto Noventa, Francesco Casorati, Mauro Chessa e Alberto Ninotti la rivista “Orsa Minore”, sulle cui pagine si è intrattenuto un dibattito sulle arti figurative e sugli sviluppi delle neoavanguardie. Dal 1967 è stato assistente all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, prima al corso di Pittura, poi a quello di Incisione e infine a quello di Decorazione. Nel 1989, ha ottenuto la cattedra di Decorazione dapprima all’Accademia di Belle Arti di Venezia e nel 1990 a quella dell’Accademia Albertina di Torino. Ha partecipato a importanti rassegne nazionali e internazionali, sia nel campo della pittura (come la XXVIII e la XXIX Biennale di Venezia, l’Esposizione della Giovane Pittura Italiana itinerante nell’Est europeo tra il 1957 e il 1959, la IX Quadriennale di Roma del 1965, la XXIV e la XXIX Biennale Nazionale d’Arte della Città di Milano, per citarne soltanto alcune), sia nell’ambito della grafica. Nel 1978, è uscita una prima monografia sul suo percorso artistico, a cura di Paolo Fossati per le Edizioni Grafis, seguita, nel 1991, da quella pubblicata nella collana Akropolis di Franco Masoero Edizioni d’Arte, con un testo di Francesco Poli. Nel 1995, ha allestito una mostra antologica al Circolo degli Artisti di Torino, con la pubblicazione di un catalogo curato da Marco Rosci e Pino Mantovani per la Regione Piemonte.
Incisore, pittore e scultore, Nino Aimone ha dimostrato una precoce predisposizione al disegno e ha maturato un’abilità tecnica e una vivacità intellettuale stimolata dall’incontro arricchente con il magistero artistico di Felice Casorati. La sua irrequietezza giovanile si è affrontata e confrontata con il rigore appreso a contatto con la concezione formale e compositiva delle opere del suo primo maestro. In occasione della personale tenutasi nel 1955 presso la Galleria Spotorno di Milano, Aimone ha esordito con una ricerca pittorica caratterizzata da una severa semplificazione delle forme e insieme da una forte inclinazione per l’utilizzo vitalistico di cromie dapprima più scure e in seguito più accese e contrastanti, in sintonia con la qualità materica e morfologica ad alta intensità espressiva del movimento informale. Com’egli stesso ha rivelato nel 1992, quando inizia un suo lavoro, Nino non ha “in mente un’immagine compiuta”, ma procede partendo “da un’idea momentanea, una sensazione, un gesto”; e a “questo punto si mette in moto un processo quasi automatico, un dialogo istintivo tra sensazioni interiori ed eccitazioni da parte sia dell’immagine stessa sia del tipo di supporto e di strumento che uso”. Per Paolo Fossati, Aimone “tenta l’ordine formale, stilistico, materico, tecnico fino ad una capziosità di esecuzione e di pulizia estrema, e contemporaneamente fa esplodere il magma”, una “formalizzazione estrema”, con l’“ossessione espressiva” per le “stesse ragioni formali” e per lo “stesso rigore stilistico che tirano a pulizia e decantazione”. E per Pino Mantovani, “Nino Aimone è un artista radicalmente ‘erotico’ […] cioè per niente ‘astratto’, pur essendo il suo rapporto con la pittura – termine, nel nostro secolo, specialmente comprensivo – un rapporto fortemente segnato dall’intelligenza e dal rigore”.