Galleria

en plein air

Terra mater est – regeneratio

Antonio Caranti con Rebecca

Carboncino e crete colorate su tavola

20 x 20 cm

2022

Antonio Caranti è nato nel 1971 a Lugo (Ra). Vive e lavora a Massa Lombarda (Ra). Ha frequentato la scuola Arti e Mestieri “Umberto Folli” di Massa Lombarda, incontrandovi l’insegnante Giuseppina Zardi.  Successivamente, si è diplomato presso l’Istituto d’Arte per la Ceramica “G. Ballardini” di Faenza (Ra), specializzandosi nei rivestimenti ceramici di interni ed esterni. Dal 1994 al 2006, ha lavorato presso DIVA Ceramiche e si è formato ulteriormente nel campo dei rivestimenti ceramici. Dal 2006, nella città in cui risiede e in collaborazione con Roberto Morini, ha aperto lo STUDIO ARTECONTEMPORANEA SanVitale41, luogo nato come studio e sala espositiva per artisti emergenti. Nello stesso anno, ha realizzato le prime scenografie per le esibizioni di danza contemporanea di Barbara Zanoni. Dal 2016, è entrato a far parte del gruppo “Contaminazioni”, insieme a Silvia Casavecchia, Franca Minardi e Alessandro Zuliani. Ha esposto in Italia e all’estero. Da anni la sua ricerca artistica è incentrata sul tema della Natura e sugli scontri/incontri con l’Uomo e da questo è nato “Terra Mater Est”, un progetto che si evolve nel tempo. Antonio Caranti, ha scritto Sabina Ghinassi, “dipinge, scolpisce, è ceramista, mosaicista, sperimenta con furore i materiali.

È selvaggio a volte in questa sua esplorazione onnivora, incurante delle regole di una supposta e tranquillizzante ‘buona pittura’, insofferente nei confronti delle prassi eleganti. […] In Caranti gran parte del lavoro è venato da ironia, un’ironia potente e dissacrante che avvolge la figurazione dei suoi ritratti surreali sino a spingersi oltre, verso un mondo quasi grottesco, dove prendono vita maschere ed icone della nostra contemporaneità, mostruosa a volte, altre volte brutalmente tenere. Nei ritratti e nei nudi femminili quella che emerge è una sorta di bellezza trasversale rappresa fluidamente in una sorta di rituale evanescente, oppure crudelmente esposta allo sguardo, senza pudori. […] Ed il colore, […] mai offuscato da nebbie e malumori, si accende; è timbrico e vitale, squillante di rossi sanguigni, di rosa camei, di bianchi calcinei, di ocra gravide e terrose, di neri profondi e notturni. Allo stesso modo il gesto e la tache veloce e ossessiva segnano rapidi le superfici: un fondente rosso, lievemente tumido, diventa una bocca vermiglia, e poi una pennellata di velluto il turgore morbido della curva dei fianchi. Vengono accolte insieme le imperfezioni, la sbavatura, la casualità. È amatissimo ed insieme imperfetto il modo che lui mette in scena, burattinaio di un teatro feroce e struggente dove trovano posto la denuncia sociale, l’affresco di costume, la riflessione etica” (https://www.sognoelektra.com/gallery/caranti/antonio.html).