Galleria

en plein air

Tramonto su dissesto

Mirna Montanari

Acrilico su tela

20 x 20 cm

2023

Mirna Montanari è nata a Massalombarda (Ra). Vive e opera a Imola (Bo). Si è diplomata al magistero artistico dell’Istituto d’Arte di Faenza. È stata allieva di Dino Boschi, Angelo Biancini, Carlo Zauli, Alfonso Leoni, Alfonso Piancastelli. Abilitata all’insegnamento del disegno, ha svolto attività di designer in un’industria ceramica dell’imolese e ora è docente di disegno all’Università Aperta di Imola. Fa parte degli artisti figurativi romagnoli inseriti nel DOC (Centro di documentazione arti moderne e contemporanee in Romagna, curato da Franco Bertoni), che ha sede presso la Fondazione Cassa di Risparmio di Imola. Ha curato le mostre collettive Arte Rosa ed espone in mostre personali e collettive dal 1992. Tra le mostre personali più recenti si segnalano: Trasparenze armoniche del 2012, a cura di Valter Galavotti, a Palazzo Tozzoni a Imola; Paesaggi del 2018, a cura di Carlo Polgrossi, a Lugo (Ra); Duplicità delle apparenze del 2013, a cura di Carlo Polgrossi, alle ex-Pescherie di Lugo; L’altro sguardo del 2015, a cura di Angelamaria Golfarelli, all’Oratorio di San Sebastiano a Forlì; Il paesaggio in movimento del 2017, a cura di Franco Bertoni, alla Galleria Comunale d’Arte di Faenza (Ra). Tra le collettive: Esercizi dello sguardo del 2018, a cura di Franco Bertoni, al Museo Ugonia di Brisighella (Ra); Ultimi paesaggi del 2019, a cura di Franco Bertoni, mostra del DOC a Imola. Nel 2014, ha ottenuto il Primo Premio alla Biennale di Pittura di Faenza (Premio Città di Faenza) e nel 2017 al XX Concorso Nazionale di Pittura G. Romagnoli, sempre a Faenza.

“Due sono le caratteristiche salienti delle opere di Mirna Montanari”, secondo Franco Bertoni, a commento della mostra personale Il paesaggio in movimento del 2017, “da un lato, una equilibrata e calcolata miscela di figurazione e di astrazione e, dall’altro, una tecnica stringata, asciutta e quasi impersonale o matematica. In ogni sua opera – si tratti di un paesaggio, di un fiore, di alberi o di cristallerie – compaiono simultaneamente una resa oggettiva, quasi fotografica, e partiture astratte memori del dato di riferimento ma anche autonome nel loro sviluppo. Da questa miscela esce una simultaneità di mondi che ha modo di espletarsi proprio in forza di questo dialogo-conflitto. È un po’ come se la stessa cosa venisse vista con ottiche diverse: con un grandangolo, con un obiettivo normale o con il microscopio. Anche un certo concettualismo e un certo minimalismo allignano nel suo lavoro poiché non vi sono mai cedimenti a confortanti ideologizzazioni o a ricerche di senso ma le cose vengono riportate nel loro stato con la tecnica asettica più appropriata. Di rilievo, in questo senso, sono i disegni in bianco e nero dove, in assenza del colore e dei suoi sempre latenti significati simbolici, emerge maggiormente la radicalità di un processo d’indagine sui tanti aspetti delle più comuni forme visibili” (https://www.arteromagna.it/montanari-mirna/).