Luciano Fontanot è nato nel 1948 a Ronchi dei Legionari (Go), dove tuttora vive e opera. Autodidatta, da sempre interessato al mondo dell’arte e in particolare alla pittura, ha iniziato a dipingere una ventina d’anni fa, prediligendo la tecnica dell’acquerello e frequentando i laboratori dei pittori acquarellisti Mario Bardusco e Renato Paoluzzi, nonché del grafico, acquarellista, pittore ad olio ed acrilico Roberto Tortul. Ronchi dei Legionari, Vermegliano, Staranzano, il Carso e altri scorci della Bisiacaria, quella di un tempo, sono i suoi soggetti preferiti. La scelta di soggetti così particolari non è casuale, ma rispecchia una volontà precisa dell’artista deciso a proporre, con i suoi dipinti, un mondo che non c’è più, o comunque profondamente mutato dal tempo e dall’uomo. Una visione sospesa nel tempo, permeata di una soffusa e dolce nostalgia, poggiata su nitidi ricordi di paesaggi e personaggi che hanno popolato l’infanzia dei non più giovani. Ma anche memoria storica e testimone di una cultura e di una tradizione, quella Bisiaca, degna di essere coltivata e trasmessa. In possesso di una lodevole tecnica pittorica, propone i suoi lavori in assoluta sicurezza, con un tratto nitido, disinvolto e privo di sbavature, elaborando tonalità calde e piacevoli. Pregevoli pubblicazioni delle sue opere sono state elaborate, a sua cura e a tiratura limitata. Ha preso parte a diverse rassegne collettive in ambito locale e nel 2017 ha allestito la sua prima mostra personale a Ronchi dei Legionari, riscuotendo notevoli consensi. Particolare curioso: Luciano Fontanot si propone di non vendere le sue opere, ma attraverso di esse condividere la memoria, le tradizioni e la cultura Bisiaca.
“Luciano Fontanot”, secondo il critico d’arte e curatore Giancarlo Bonomo, “ha trovato nell’acquerello la forma più congeniale non solo per far emergere la sua attenta sensibilità ma per evidenziare i valori della sua terra di appartenenza e, in ultima analisi, di quella cultura paesana (anzi, diremmo ‘contadina’) che ne è ideale custode nel tempo. C’è silenzio, magia ed incanto nei suoi lavori. Il frastuono delle metropoli è lontano, e qui l’umanità si raccoglie e si ritrova nelle piccole azioni dell’esistenza o nelle faccende dei campi cristallizzate in questi pochi tratti, nei tenui e discreti colori che evocano appieno – pur nella ‘rarefazione’ del pigmento cromatico – quel paesismo inteso come rappresentazione di genere pervasa da scene di vita quotidiana. Ci sono le stagioni, le memorie, le lontane nostalgie in questi acquerelli favolistici, pregni di fascinoso sfumato. C’è il calendario della vita, lo scorrere del tempo, la visione di tanti attimi che chiedono di essere fermati per non perdersi… per sempre” (https://www.artebisiaca.it/artisti/dettaglio?artista_id=107).