Jhafis Quintero è nato nel 1973 a La Chorrera, Panama. Vive e lavora a Yverdon-les-Bains, Svizzera. Artista plastico e scrittore, ha iniziato la sua carriera artistica scontando 10 anni di prigione in Costa Rica, dove ha incontrato Haru Wells, un artista che aveva viaggiato per il mondo e che era determinato a dimostrare che l’arte è un efficace sostituto del crimine. La sua esperienza carceraria gioca un ruolo di primo piano nel suo lavoro, con una percezione unica del passare del tempo e delle sue implicazioni per un corpo immerso in quella particolare situazione temporale e con una riflessione costante sulla morte che scorre nella vita dei reclusi. La sua pratica artistica, quindi, è nata da quelle sue esperienze carcerarie, dal silenzio, dall’insicurezza, ma anche dall’immaginazione e dalla creatività volte a trovare mezzi di sopravvivenza. Ha tenuto mostre personali e collettive in musei di New York, Texas, Madrid, Londra, Barcellona, Istanbul, Brasile, Argentina e Tazmania, tra gli altri, e il suo lavoro fa parte di collezioni private come Daros (Svizzera), Cisneros o il Centro Nazionale di Belle Arti di Parigi. È l’autore di Máximas de seguridad (Massime di sicurezza), Los dueños del mundo (I padroni del mondo) e La Casa de los Geckos (La casa dei gechi).
Johanna Barilier è nata nel 1986 a Losanna, in una famiglia svizzera in cui la religione cristiana aveva un posto predominante. Si è sempre opposta ai dogmi religiosi secondo i quali una donna non era altro che la serva di Dio e dell’uomo; da bambina è diventata una ladra. Ha rifiutato di essere soggiogata da qualsiasi sistema, compreso quello scolastico. Il sistema medico le impose l’isolamento, “per la sua protezione”, è stata ricoverata più volte in ospedali psichiatrici, dai quali è regolarmente fuggita. Ha vissuto ua adolescenza caratterizzata da una estrema sensibilità che, secondo i medici, avrebbe potuto crearle gravi problemi e metter in pericolo la sua stessa vita che è stata una lotta costante contro etichette e manuali.
Da più di 10 anni lavora nel campo sociale. Intervista persone che soffrono e che sono etichettate dagli organi istituzionali come disoccupati, immigrati, malati mentali. E in questo contesto la sua ipersensibilità diventa una ricchezza perché riesce a stabilire una comunicazione orizzontale con le persone.“A volte questa ipersensibilità prende tutto il mio essere e mi mette in pericolo. L’ho domata ma non posso controllarla sempre. Il mio corpo è segnato da questa realtà. Le mie ferite mentali si sono trasformate in ferite fisiche, le mie cicatrici sulle braccia e sulle gambe sono cresciute con me, come segni ottenuti nelle guerre passate. Tutto il mio corpo è un registro ”. “Ho sempre praticato la fotografia: quando scatto un’immagine, mi sembra di fare un passo indietro rispetto alla situazione. La scena precedente convulsa e incontrollabile si trasforma in un’immagine fissa. Un ricordo”.
L’incontro tra Jhafis Quintero e Johanna Barilier è stato esplosivo e a dato vita ad una unione artistica oltrechè di vita. Insieme hanno creato un’intera serie di opere video e performance che esplorano le questioni più profonde su cui l’essere umano si interroga. Il duo artistico ha creato le sue “poesie”, che “rappresentano una sorta di risposta ribelle in contrasto con l’impostura sociale che ci costringe a vivere una vita di coppia corretta e igienica” (JQ e JB).