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Elena Diaco Mayer

Inchiostro di china, missione, similoro su carta, su legno

20 x 20 cm

2021

Elena Diaco Mayer è nata a Padova nel 1968 ed è cresciuta a Firenze. Si è laureata in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Brera e si è specializzata con Lode in Arti Visive e Discipline dello Spettacolo, con indirizzo in Pittura, presso l’Accademia di Belle Arti di Catanzaro. Ha studiato lingua araba, iconografia ortodossa, e calligrafia giapponese. Nel 2009, ha partecipato alla Seconda Biennale d’Arte dei Giovani a Bologna, curata da Renato Barilli. Nel 2011, è stata invitata ad esporre alla 54a Biennale di Venezia, Padiglione Italia, Accademie, Venezia. Nel 2017, è stata finalista al Premio Comel Arte Contemporanea, concorso internazionale rivolto agli artisti che operano con l’alluminio, aggiudicandosi il Premio del Pubblico con l’opera Ritrovarsi in un riflesso. Nel suo lavoro, realizzato su superfici metalliche riflettenti, attraverso il Vuoto e la riflessione della luce, cerca una sintesi di rappresentazione dell’irrappresentabile. Le sue icone, svuotate di ogni immagine, diventano presenza dell’Assenza, del Non-percepibile, vuoto come luogo dell’Ineffabile, della realtà Una, ed unica. “Elena Diaco”, ha rilevato Renato Barilli, “stende sulle superfici delle sottili pellicole dorate, come per un’opera di oreficeria condotta su vasta scala, e su queste membrane sottili, millimetriche, interviene poi ulteriormente incidendovi messaggi arcani, quasi indecifrabili”.

E Guglielmo Gigliotti si è così espresso su Elena e l’oro: “Oro, cerchi, monocromi e scritture sono i quattro elementi dell’universo artistico di Elena Diaco. Come l’aria, il fuoco, l’acqua e la terra, essi si mischiano, trapassano l’un nell’altro, compongono sottouniversi, che poi sono le opere. […] Elena Diaco si trova bene stendendo monocromie d’oro e d’altri colori, disegnando ampi cerchi, vergando scritture dettate dall’inconscio. Aurificare lo spazio, farlo brillare del più misterioso dei colori e delle essenze, è un imperativo per Elena Diaco. […] Il cerchio e l’oro: per la mente, per l’occhio, per chi li lavora e per chi li guarda sono presenze di piacevolezza sottile e rarefatta, condizioni quasi estreme del segno e del campo. Soprattutto sono frutto di un lavoro di estrema concentrazione di Elena Diaco, che si ‘circolizza’ disegnando cerchi e ‘aurifica’ il suo stesso guardare stendendo ori. […] La pitto-scrittura di Elena Diaco è accurata calligrafia, fluido scorrere di minuti grafemi, che increspano superfici come fossero di mare sfiorato da lieve brezza. È un racconto infinito che racconta tutti i racconti, frullato di scritture e di pitture, di ori e relativi bagliori, di monocromie e loro silenti poesie. L’arte di Elena Diaco ha lo spessore di un’azione che sgorga dalla contemplazione, è proprio concrezione di contemplazione, se non di religiosa meditazione, quando non c’è più niente, quando c’è solo il niente” (http://elenadiaco.it/testi-critici.php).